VATOPEDI

IL SACRO MONASTERO DI VATOPEDI

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Monastero originariamente idioritmico, oggi cenobitico, dedicato all’Annunciazione della Vergine (25 marzo), Vatopedi è situato in una baia sulla costa orientale della penisola. La sua costruzione ebbe inizio nel 972 d.c., e dal 1046, occupa il secondo posto nella gerarchia dei monasteri, dopo la Grande Lavra, anche se, nella realtà, risulta oggi essere il più importante dell’intera comunità, sia per il numero di monaci presenti (oltre 100), sia per la vivacità della sua vita artistica e culturale, sia per il ruolo assunto negli ultimi decenni nell’ambito dell’intero mondo religioso greco-ortodosso.

Il nome, di non facile spiegazione, fu interpretato dalla tradizione mediante un episodio leggendario che attribuisce la fondazione del monastero a Teodosio I (379-395). I figli di questo imperatore Arcadio e Onorio, ancora fanciulli, navigavano da Roma a Costantinopoli, quando presso l’Athos una tempesta furiosa mise in pericolo la nave. Il piccolo Arcadio si aggrappava al bordo della nave invocando la Madonna, ma un ondata più forte lo fece cadere in mare. Vani furono gli sforzi per ripescarlo. Cessata la tempesta il piccolo Arcadio fu trovato non lungi dalla spiaggia che dormiva pacificamente sotto una pianta di lampone; era stato salvato dalla Madonna. Più tardi l’imperatore per gratitudine fece costruire sul posto (o ricostruire, perché alcuni attribuiscono a Costantino la prima fondazione) un monastero in onore della Vergine Maria e lo chiamò Vatopédi per ricordare la salvezza del figlio. Infatti in greco vàtos significa “rovo, lampone” e pedion (scritto paidion) indica il “bambino”. Forse la vera etimologia non è da paidion, ma da pedion “pianura”: Vatopédi sarebbe “la piana dei lamponi”, che infatti ancora vi crescono allo stato selvatico. La biblioteca possiede 680 manoscritti, di cui circa la metà su pergamena. Da Vatopédi dipendono la skiti di San Demetrio e la grande skiti di Sant’Andrea, detta anche Sarai, cioè palazzo, un tempo abitata da monaci russi (400 nel 1903), ora senza più monaci ma adibita a ospitare la Scuola dell’Athos (Athoniàs), data anche la sua vicinanza con Karyés. Il grandioso complesso monastico di Vatopédi è adagiato presso la curva graziosa di un’ampia baia. Le sue mura disposte a triangolo spariscono quasi sotto il cumulo di terrazze, loggiati, balconi; gli edifici dipinti di rosso delimitano un vasto cortile. Vi si trova il katholikòn, dalla consueta struttura “a trifoglio”; la cupola poggia su quattro colonne di porfido che si dice provengano da Ravenna. Due cappelle (pareclesia) fiancheggiano la chiesa principale. Due sono le caratteristiche proprie a Vatopédi: la conservazione di un bellissimo mosaico (Déisis) a sfondo d’oro sul timpano del portale entro il nartece (XI secolo) e una cappella isolata nel cortile dedicata ai santi Anargiri (“senza denaro”: sono i santi Cosma e Damiano, medici che curavano senza farsi pagare), con le pareti esterne non a intonaco dipinto, ma tali da mostrare, con bellissimo effetto cromatico, fasce orizzontali alternate di pietre e di mattoni. Graziosa la fiali rotonda con due giri concentrici di colonne. Gli affreschi datati dal 1312 e più volte restaurati sono della scuola macedone; un altro mosaico, pure dell’XI secolo, nell’interno della chiesa rappresenta l’Annunciazione, a cui la chiesa stessa è dedicata. L’origine del monastero di Vatopédi risale al tempo di sant’Atanasio. Tre notabili di Adrianopoli, Atanasio, Nicola e Antonio vennero alla Grande Lavra e fecero professione monastica sotto la direzione di sant’Atanasio. In seguito essi stessi fondarono il monastero, la cui data si può porre nel 972, anno in cui fu emanato il typikòn di Giovanni I Zimisce. Un documento del 985 menziona Nicola igumeno di Vatopédi. Nel typikòn di Costantino IX Monomaco (1046) il monastero di Vatopédi figura già al secondo posto nell’ordine gerarchico. Vatopédi ebbe a soffrire del saccheggio da parte dei mercenari catalani di Andronico II (1282-I 328), ma lo stesso imperatore restaurò il monastero. Ricordiamo il soggiorno a Vatopédi dell’imperatore Giovanni VI Cantacuzeno quando nel 1355, dopo aver abdicato, si fece monaco e venne all’Athos. L’ultimo zar di Serbia prima della dominazione turca, Lazzaro I Greblianovic ebbe modo di beneficare Vatopédi, a cui donò la reliquia della cintura della Madonna, che prima era conservata a Costantinopoli. Altre benemerenze verso il monastero ebbe il voivoda di Moldavia Stefano il Grande (1457-1504), il costruttore dei famosi monasteri moldavi di Putna, Neamts, Voronets. Le costruzioni monastiche attuali molto devono alle donazioni dei patriarchi di Costantinopoli, Cipriano (1708/1709, 1713/1714) e di Alessandria, Gerasimo 11(1689-1710). Posteriori a questi restauri sono gli affreschi del refettorio (1780). Dopo l’incendio che nel 1965 distrusse l’ala sud-est, con la foresteria e molte camere, il progetto e le spese della ricostruzione furono assunti dal governo greco.

http://oodegr.co/italiano/tradizione_index/insegnamenti/Athos.htm

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LA VITA QUOTIDIANA DEI MONACI:

La giornata di un monaco si divide in tre parti uguali: 8 ore di preghiera, 8 ore di lavoro, 8 ore di riposo, secondo la regola di San Basilio, padre del monachesimo cristiano orientale. Al Monte Athos vige ancora l’ora bizantina, secondo la quale, la mezzanotte, e quindi l’inizio del nuovo giorno, coincide con il tramonto del sole.Ogni mattina, prima del sorgere del sole, il suono delle campane o del “Semantro”, una lunga tavola di legno che viene percossa ritmicamente con un martello, richiama tutti i monaci nel Katholikòn, chiesa comune, per la celebrazione del Mattutino e della Liturgia. Il pranzo si consuma nel refettorio intorno alle 8,30-9,00.

Mentre tutti mangiano in silenzio, un monaco legge, dall’alto di un pulpito, brani tratti dai testi dei Padri della Chiesa ortodossa cristiana. Dopo il pasto ci si dedica ai vari lavori fino alle 14,00 circa. Ogni monaco ha il suo compito da svolgere per il perfetto andamento della comunità: agricoltura,  artigianato, amministrazione, cucina, pulizie, servizi, accoglienza.

Intorno alle 15,00 ha luogo la celebrazione dei Vespri, che dura circa un’ora. Subito dopo si consuma la cena, con modalità simili a quelle del pranzo.

Alle 17,00 nuovo appuntamento in Chiesa per assistere alla Compieta che ha una durata molto variabile, a seconda dei periodi dell’anno.

Dopo il tramonto le grandi porte di legno di tutti i monasteri di chiudono e i monaci si ritirano nelle loro celle.

Circa 50 volte l’anno, in occasioni di grandi feste o ricorrenze, hanno luogo delle veglie in chiesa che iniziano verso le 18,00-20,00 e che possono durare fino alle 2,00 del mattino ed oltre, in un’atmosfera molto coinvolgente, fatta di luce diffusa dalle fioche lampade ad olio e di canti tipici della liturgia ortodossa.

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